Conosciamo da vicino "Il Nostro PONTE di TIBERIO" PDF Stampa E-mail
Scritto da Sabino V.   
Sabato 05 Settembre 2015 19:25

Il Nostro PONTE  di TIBERIO    

 

Martedì 19 Maggio 2015 si è tenuto un interessante meeting dei Lions Clubs Rimini-Riccione Host e San Marino Undistricted, argomento della serata era il nostro Ponte di Tiberio: storia, significati e curiosità.

Con una breve introduzione tenuta dall’arch. Pier Luigi Foschi si sono esaminati i profondi significati politici e religiosi del nostro Ponte, monumento sicuramente voluto da Augusto. I lavori iniziarono nel 14 d.C. e, tenendo conto che l’imperatore morì nell’agosto di quell’anno, sarebbe forse più corretto chiamare il Monumento come Ponte di Augusto e non di Tiberio, anche se è stato quest’ultimo a “tagliare il nastro” dell’inaugurazione.

Augusto, molto attento alla comunicazione attraverso i simboli, raggiunta militarmente la pacificazione dell’Impero, abbandona le vesti del condottiero per assumere quelle di pontefice massimo, ruolo a cui Augusto teneva particolarmente perché gli attribuiva la funzione di “ponte” tra la terra ed il cielo, tra gli uomini e le divinità.

Il Ponte diviene metafora del collegamento fisico-geografico ma anche teologico-religioso, assumendo un chiaro significato politico, caricato di simboli accessibili e comprensibili da parte di tutti. I tempietti stilizzati che decorano le arcate ci introducono al significato religioso del Ponte, significato ancora più esplicitamente sciolto nelle decorazioni delle chiavi di volta delle arcate.

Sul lato mare troviamo simboli sacerdotali quali la brocchetta per le abluzioni di purificazione preparatorie alla cerimonia sacrificale; in un’altra arcata è rappresentata la patera per le offerte alle divinità. L’arcata centrale presenta una decorazione che richiama direttamente la figura di Augusto: la corona di quercia che l’imperatore esponeva sulla porta della propria abitazione.

Sul lato monte, troviamo il lituo simbolo della funzione sacerdotale già adottato precedentemente anche dagli aruspici etruschi; tra l’altro, dal lituo deriva la parola “liturgia”. Lo stesso lituo è raffigurato nel capitello dell’Arco di Augusto. Nell’arcata centrale, sempre sul lato monte e in corrispondenza della corona di quercia, è rappresentato lo scudo d’oro posto dal senato nella Curia Giulia, in onore del primo imperatore.

Tra le curiosità costruttive ricordiamo che le pile poggiano su palafitte in legno di rovere del diametro di circa cm. 35 e della lunghezza dai 3 ai 5 metri; su tali palafitte sono stati costruiti degli zatteroni orizzontali, anch’essi in legno di rovere. Sono trascorsi 2000 anni da allora e il legno, pur stando in ambiente umido, si è fossilizzato per cui oggi risulta duro come la pietra. La struttura presenta le superfici esterne e le decorazioni in blocchi di pietra d’Istria dello spessore medio di cm 40, mentre il nucleo centrale dei piloni e delle arcate è costituito da muratura “a sacco”, cioè frammenti di laterizio di ciottoli e di pietrame legati con malta, tecnica identica a quella utilizzata per l’Arco di Augusto.

Non tutti sanno che i piloni del Ponte sono inclinati rispetto all’asse stradale, perché orientati verso l’antica foce del Marecchia ove si trovava il porto romano, più o meno nella zona dell’attuale parcheggio dello scalo merci. Possiamo verificare facilmente questa caratteristica ponendoci nel parco e traguardando l’arcata centrale, da monte verso mare: anziché il porto attuale vedremo la parte di città a sud del grattacielo. I piloni non sono orientati secondo l’asse del Ponte ma sono inclinati per offrire meno resistenza alla corrente torrentizia del Marecchia.

Lo spostamento del porto (avvenuto nel 1417) è attribuito soprattutto a Carlo Malatesta motivato dal continuo insabbiamento dell’antico porto. Ma i piloni, ovviamente, sono rimasti orientati secondo il vecchio alveo. Le basi dei piloni hanno una pianta a scafo di nave, con la prua acuta per fendere meglio i flutti e la poppa tondeggiante per evitare la formazione di gorghi che avrebbero pregiudicato la stabilità del Ponte.

Alla storia si affianca la leggenda popolare del “Ponte del diavolo”: i riminesi si riunirono in assemblea per risolvere il gravissimo problema del fiume Marecchia, con le sue frequenti piene, travolgeva i ponti che ogni volta venivano ricostruiti. Dopo ampie e animate discussioni decisero di affidare la costruzione di un nuovo ponte nientedimeno che al diavolo, il quale accettò l’incarico in cambio dell’anima di colui che sarebbe passato per primo. Il ponte fu costruito nell’arco di una notte e, quando venne il momento dell’inaugurazione, tutte le autorità poste a capo del ponte si trovarono nell’imbarazzo di scegliere l’anima da sacrificare. Valutate varie ipotesi decisero di barare facendo passare per primo un cane. Il diavolo andò su tutte le furie e cercò di distruggere a calci il ponte che lui stesso aveva costruito, ma la struttura era talmente solida che resistette. Dicono che in una pietra del ponte sia visibile ancora oggi l’impronta di uno zoccolo caprino.

Dopo la relazione si è data la possibilità ai numerosi presenti di salire su di uno zatterone galleggiante ed avvicinarsi al Monumento apprezzando una prospettiva inconsueta.

                                                                                    Articolo preparato da: Pier Luigi Foschi.

 

 

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Ultimo aggiornamento Sabato 05 Settembre 2015 20:23
 
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